Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Film Story

Roma. Il giorno stesso della sua promozione al comando dell’ufficio politico della questura, il capo della sezione Omicidi assassina la propria bellissima amante nel suo appartamento, in via del Tempio nº 1. Il film è realizzato con la tecnica dei flashback, nei quali viene rivelato che Augusta Terzi, la giovane ragazza uccisa, invitava il commissario ad abusare del proprio potere o a narrarle particolari scabrosi cui aveva assistito nelle vesti di poliziotto o, ancora, lo provocava parlandogli di una sua relazione con un giovane “rivoluzionario” che altri non è, poi, che lo studente Pace. Consapevole e contemporaneamente incapace di sostenere il potere che egli stesso incarna, il poliziotto dissemina la scena del delitto di prove e, durante le indagini, alternativamente ricatta, imbecca e depista i colleghi che si occupano del caso. Se in un primo momento ciò che guida il protagonista pare essere l’arroganza di chi confida nella propria insospettabilità, la veridicità di questa convinzione viene via via smentita dai fatti.

Il poliziotto assassino, in virtù della vittoria dell’ordine costituito, finisce per agognare la propria punizione, che tuttavia gli viene preclusa dal suo potere e dalla sua posizione: l’unico testimone dei fatti, l’anarchico individualista Pace, non vorrà denunciarlo per poterlo ricattare («Un criminale a dirigere la repressione: è perfetto!» esclama durante l’interrogatorio).

Il protagonista oramai deciso sulla sua posizione autopunitiva, consegna una lettera di confessione ai suoi colleghi, e – invocando quale unica attenuante il fatto di essere stato continuamente preso in giro dalla propria vittima – s’impone gli arresti domiciliari: a casa, nell’attesa del suo arresto ufficiale, si addormenta e sogna di essere costretto dai suoi superiori e colleghi, che analizzano e rifiutano la validità degli indizi e delle prove, a firmare la “confessione della propria innocenza”. Al risveglio, con l’arrivo dei pezzi grossi della polizia, lo attende il vero finale che non viene però svelato ed è lasciato in sospeso dal regista. Il film si chiude con l’immagine delle tapparelle che si abbassano nella stanza in cui il protagonista ha appena ricevuto gli inquirenti, mentre sullo schermo appare la citazione di Franz Kafka che chiude il film: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.»

Award

  • 1971 - Premio Oscar Miglior film straniero (Italia)
  • 1972 - Premio Oscar Nomination Migliore sceneggiatura originale a Elio Petri e Ugo Pirro
  • 1971 - Golden Globe Nomination Miglior film straniero (Italia)
  • 1970 - Festival di Cannes Grand Prix Speciale della Giuria a Elio Petri
  • 1970 - Festival di Cannes Premio FIPRESCI a Elio Petri
  • 1970 - Festival di Cannes Nomination Palma d'Oro a Elio Petri
  • 1972 - Kansas City Film Critics Circle Award Miglior film straniero
  • 1970 - David di Donatello Miglior film a Daniele Senatore e Marina Cicogna
  • 1970 - David di Donatello Miglior attore protagonista a Gian Maria Volonté
  • 1971 - Nastro d'argento
  • 1970 - Globo d'oro Miglior film a Elio Petri
  • 1970 - Globo d'oro Miglior attore a Gian Maria Volonté

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